sabato 19 gennaio 2013
IQD
Oltre alle foto delle donne vittime di femminicidio, troverete le foto dei loro assassini: fidanzati, mariti, conviventi, ex, a volte anche padri.
Le loro motivazioni sono quasi sempre le stesse e convergono in una sola: l’essere uomini che si ritengono proprietari della vita delle donne.
Eppure i mass media cercano altrove le ragioni di un inaccettabile costume sociale: la gelosia non è insano possesso e aggravante, piuttosto debolezza dell’uomo.
È il comportamento della donna ad essere messo sotto la lampada dell’ispettore: di lei si analizzano le abitudini, gli orari, le frequentazioni, l’utilizzo di internet, gli sms, l’abbigliamento.
Si eseguono ecografie e tamponi vaginali postmortem, l’utero della donna uccisa viene scandagliato come se lì potesse trovarsi una qualche ragione della follia maschile.
Dell’uomo solitamente si elencano le normalità, per porre in risalto l’imprevedibilità del folle gesto. Che però tale non è.
La colpa non è solo di una millenaria cultura di possesso dell’uomo sulla donna, ma anche della sottomissione cui la donna stessa si presta, sostenuta da un intero sistema che la porta a non denunciare, a mostrare la fede e a lavare i panni in famiglia.
in quanto donna
Mi batto sempre contro questo tipo di iniziative, e me la prendo con giornali e forze dell'ordine che loro malgrado le incoraggiano, innanzitutto perchè non risolvono il problema .
Una questione, posta in tal modo, spesso sfugge alla comprensione .
E ciò accade, perchè culturalmente, certi schemi non ci appartengono .
Li elaboriamo e fagocitiamo a modo nostro .
Un sito del genere, creerà odio, paura e rancore , non certo coscienza .
Le vittime di un omicidio, sono tante, non solo quelle designate .
Il carnefice è la prima .
Un uomo che vive l'amore in una certa maniera, lo fa perchè ha dei problemi che si porta dietro dall'infanzia .
E non è detto che il carnefice sia tale .
Con tutto il rispetto dovuto ad un giudice come la signora Tommolini e agli investigatori, la sentenza su Parolisi, convince a metà .
Poi ci sono i parenti, i figli, gli amici .
Questi sono le vittime non solo dell'evento, ma della sua spettacolarizzazione .
Se veramente una questione femminicidio esiste, non la si risolve ideando un Facebook del crimine .
Bisogna prevenire e curare .
Ma ci vuole metodo .
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