lunedì 6 agosto 2012

Pensionati loquaci e bugie con le gambe corte

«Parliamoci chiaro: io e il mio amico abbiamo fatto bene il nostro lavoro, punto e basta. Ma a Bologna, in questura, è impossibile che nessuno sapesse nulla. Non si è voluto indagare fino in fondo su questo aspetto, sulle coperture, sull'omertà. Il ministero non ha fatto nulla, i magistrati si sono accontentati. C'era voglia di mettersi tutto alle spalle. Il caso era risolto, no? Così si è lasciata aperta le porte per le congetture e le ipotesi più strane, che sopravvivono ancora oggi». 

Il magistrato Giovanni Spinosa, che indagava su quei delitti, aveva risolto il mistero. Dietro alla Uno bianca c'era la banda delle Coop, formata da una trentina di mafiosi catanesi, il boss di camorra Marco Medda e tre piccoli delinquenti locali. Li fece condannare a trecento anni di carcere. C'era solo un piccolo dettaglio che stonava: non era vero niente, si trattava di uno dei più clamorosi errori della nostra storia giudiziaria, poi cancellato dalla Cassazione.
corriere

Solita lamentela semestrale dell'agente Costanza su il Corriere (guarda caso organo di stampa quasi ufficiale dell'intelligence).
l dott. Spinosa con il suo libro ha toccato le corde giuste, quelle di coloro per esempio, che dovrebbero spiegare, tra le tante cose, le "intuizioni" che portarono alla individuazione di Fabio Savi .

Seguo il processo Megaride come Partenope, con piacere misto a sadismo, perche’ mi ricorda tanto nei toni e nella sostanza, quello del Pilastro di Bologna .
Anche li’ avevamo un impianto accusatorio che aveva ed ha, a distanza di vent’anni, una sua logica che dev’essere ancora integrata con la realta’ processuale post-Savi, fatto di mezze prove e di testimonianze dubbie, che pero’ ebbero un loro peso quando la sentenza fu scritta .
C’era una testimone oculare che attestava la presenza sul luogo di un paio di giovani malavitosi locali impegnati nell’atto di sparare sull’auto dei carabinieri, la cui veridicita’ fu messa in dubbio da malelingue che rilevarono una sua presunta relazione con il finanziere della scorta .
C’erano testimoni della dinamica della sparatoria che pur in posizioni diverse e con visuale limitata dalla fredda notte Emiliana, permisero di ricostruire, assieme alle perizie tecniche di Farneti, che si avvalevano dei fori d’ingresso e di uscita nella macchina e nei corpi dei ragazzi, la scena, seppur con limiti che furono provati poi ai processi contro i Savi .
C’erano i presunti rapporti, che pero’ mai poterono essere fattivamente provati, tra Marco Medda e i Santagata .
Non e’ che uno per il solo fatto di essere Sardo e camorrista, debba per forza conoscere o essere in affari con delinquenti di piccolo calibro di origine Calabrese, che vivono in un quartiere ad elevata densita’ criminale .
Sarebbe come a dire che Ummarino, discusso questore dell’epoca, si e’ ritirato in Sardegna per un’insana passione per le pecore .
L’unica prova certa o quasi, che avevamo a disposizione, era la presenza di Medda al Pilastro quella sera, perche’ fu visto da un carabiniere, dentro la macchina in zona Borgo Panigale, poi fu anche visto rientrare nel suo palazzo claudicante dai vicini, gli fu riscontrata una cicatrice compatibile con ferita da arma da fuoco risalente al periodo in esame e in posizione giustificata dalle perizie balistiche .

Insomma per un paio d’anni il dibattimento ruoto’ attorno a queste amenita’ .
Finche’ un giorno qualcuno mise su un piatto d’argento un paio di elementi che ruotavano attorno a loschi figuri imparentati con sbirri che operavano a Bologna, e li piazzo’ sotto al naso di due poliziotti Riminesi con la faccia e i modi, a meta’ tra libro cuore e l’ ispettore Sarti .
I quali poliziotti non si fecero pregare e iniziarono a giocare a Starsky e Hutch, e confezionarono la sorpresa finale, con tanto di cattura o consegna, al casello autostradale .
Il tutto fu condito da veleni contro la questura di Bologna e da lotte intestine tra carabinieri e polizia, con l’attuale capo del DAC che sparava querele per essere stato accusato di scippi di indagine , e il comandante dell’Arma che si prendeva a male parole con il capo della polizia, per questione poligonali .
Poi le luci si spensero , vennero le sentenze che dicevano che ancora complici e armi, assieme a mandanti e motivazioni, devono essere trovati, e la sorpresa si sopi’ .
Vent’anni piu’ tardi, siamo ancora in attesa di nuove sorprese che pero’, svelino completamente e per sempre, l’arcano .

Ecco se Costanza potesse darci lumi, allora e' autorizzato a parlare .
Senno taccia per sempre .

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