Leggendo le dichiarazioni del capo della polizia dopo la sentenza Diaz quest’estate, mi sono interrogata a lungo sulle motivazioni della disparita’ di trattamento riservata agli ufficiali condannati, e al Pisani coinvolto nell’inchiesta Megaride .
Cioe’ sembra strano che si scarichino valorosi poliziotti quali Gratteri e Caldarozzi come se fossero dei pesi morti, mentre ci si accanisce contro la procura napoletana per difendere a spada tratta Vittorio Pisani .
Probabilmente, al di la’ del fatto che il verdetto della Cassazione e’ ormai definitivo e ha provocato la rabbia della popolazione in maniera spropositata, il processo di Napoli e’ un processo ad un metodo che, nel bene o nel male, ha dato i suoi risultati .
Per quanto si voglia buttare la croce su De Gennaro, che a modo suo incarna un'istituzione, e sui politici che ha dovuto o voluto accontentare, alla fine i disastri del G8, sono attribuibili a presunte colpe individuali .
Il Pisani, se colpevole di quanto contestatogli, si muoveva in un ambito in cui avrebbe dovuto rendere conto ai vertici locali e nazionali, avvalendosi della collaborazione di persone a lui subordinate, quindi i suoi eventuali passi falsi, sarebbero errori di un intero corpo , di un metodo usato per anni, i cui effetti non sarebbero limitati ad un singolo episodio o accadimento .
Parliamo di schemi operativi, che per un lungo periodo di tempo hanno, non solo fiaccato la camorra e la criminalita’ organizzata in generale, ma anche dato lustro e visibilita’ ad un gruppo di persone che rappresentano la polizia di Stato .
Per quanto a memoria, credo non si sia mai parlato di metodo Pisani, cosi’ come lo si faceva per Cagnazzo, e’ indubbio che l’ex-dirigente della mobile, aveva un suo gruppo scelto, degli ambienti e delle modalita' precise con cui muoversi, e riferimenti negli ambiti malavitosi che lo hanno portato a notevoli successi .
Negli anni, se si e’ costituita una societa’ civile compatta contro la camorra, se scrittori e giornalisti, nonche’ giudici e magistrati, hanno sviluppato una sfera di influenza, che gli ha consentito di aprire una finestra di dialogo tra i veri segmenti della collettivita’, in ambito napoletano e nazionale, cio’ lo si deve anche a Pisani e alle sue operazioni di polizia.
Se Vittorio crollasse, crollerebbe tutto un sistema di valori .
Non e’ solo una questione di sbirro corrotto .
E’ tutto cio’ che vi ruotava attorno, che dovrebbe essere rimesso in discussione .
Lo scontro frontale tra istituzioni, a cui oggi assistiamo in relazione alla trattativa Stato-mafia, trova ragion d'essere nel caso Pisani .
La differenza sta nel fatto che in questo frangente, molti di quelli che prima erano dalla sua parte, pur non essendolo piu', oggi come lui e forse anche piu', debbono darci delle risposte .
Io non credo che Pisani sia colpevole, come non credo neppure sia innocente .
E soprattutto non penso possa essere l’unico colpevole .
Credo che l’impianto accusatorio e le prove su cui esso si basa, siano entrambi inadeguati, o per lo meno mal collegati .
Basandoci su quanto portato a processo dalla pubblica accusa, possiamo arrivare a fare valutazioni che ci fanno sospettare che il comportamento del poliziotto nel corso degli anni, non sia stato cristallino .
In cosa egli abbia effettivamente peccato, se lo ha fatto, questo e’ tutto ancora da scoprire .
Basterebbe riprendere il materiale accumulato, e metterlo nelle mani di un commercialista, un poliziotto ed un giornalista, per capire cosa sia accaduto in determinati periodi e vicende a Napoli, per capire cioe’, se Pisani ci abbia regalato, in una delle sue belle conferenze stampa, un surrogato o un falso .
Un’altra pecca del dibattimento, che aumenta la confusione, e’ l’estremo squilibrio tra accusa e difesa, in favore dell’accusa .
Cio’ accade non perche’ la corte si comporti in modo scorretto, tutt'altro, ma perche’ cosi’ e’ il sistema giustizia in Italia .
Si accetta di tutto, compreso delle mezze prove o dei “si diceva a Napoli che” .
A fronte di questa situazione, e’ inevitabile che la difesa, sia costretta a giocare di rimessa e forse non sempre in maniera leale e pulita .
Se Pisani ammettesse qualche mancanza o errore commesso in maniera consapevole, legati a semplici questioni di procedura, l’accusa sarebbe li’ pronta a saltargli addosso e sbatterlo in cella per il resto della sua vita .
Non conterebbe granche’ osservare che anch’essi, i magistrati, in questi anni erano parte di quel grande gioco, quindi non si capisce il tardivo risveglio .
E' questo anche un altro grande difetto del dibattimento :
ricorda un po’ le primavere Arabe, che sulla carta dovrebbero essere guerre civili tra governi dispotici e i propri cittadini .
Alla fine non sono altro che combattimenti a distanza tra Russia e America .
Se la procura, a mio modestissimo parere, avesse dato a Vallone e al suo team, la possibilita' di selezionare e valutare i riscontri con maggior liberta', e se Pisani lasciasse le redini della difesa ai suoi avvocati, forse avremmo un quadro piu’ veritiero della situazione .
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