domenica 13 novembre 2022

Diversamente fuoriclasse

Tante parole, tante chiacchiere e una modalità smargiassa fatta camminare sul crinale di una colorita e colorata spacconeria, delle chiacchiere e del distintivo che alla fine si è ritorta contro di lui. Successe nel 2009 e nel 2010 quando iniziò la sua parabola discendente. Per carità, nessuno gli impediva di indagare su quello che veniva considerato e viene ancora oggi considerato un mostro sacro della lotta alla camorra, cioè l’allora capo della squadra mobile della questura di Napoli Vittorio Pisani, colui che arrestò nell’arco di un anno, prima nel novembre 2010 Antonio Iovine, detto o’ninno, fondatore di una sua fazione inserita nel clan dei casalesi e poi, il 7 dicembre 2011 Michele Zagaria. Un lavoro che Vittorio Pisani portò a termine nonostante che su di lui pendesse ancora un’indagine della magistratura. casertace

Il montaggio dell'intervista ha contribuito a rafforzare l'impressione, soprattutto negli spettatori che non conoscono la storia del colonnello Cagnazzo, di essere in presenza di un genio del male.

Paradossalmente le personalità diverse di Cagnazzo e Pisani, tanto effervescente il primo quanto glaciale il secondo, hanno generato una serie di sospetti e anche creato gruppi di fans molto attivi e rivali sui social.

L'aspetto interessante di questo frammento della storia è che quelli che sono ritenuti limiti caratteriali nella vita di tutti i giorni, diventano parte non solo del personaggio ma anche un assetto importante dell'approccio investigativo. L'impressione che si ricava anche da altre vicende di simile tenore, è che i vertici non intervengono su questo elemento poiché lo ritengono qualità essenziale per svolgere appieno il ruolo dell'investigatore. E anche forse per non alterare gli equilibri interni alla squadra e all'istituzione.

Sarebbe interessante sapere se lo stesso orientamento viene mantenuto quando questi entrano a far parte dei servizi segreti. Che è il destino riservato ai migliori secondo tradizione del nostro Paese.

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