giovedì 27 dicembre 2018

Promossi e bocciati

Saudi crown prince’s inner circle vulnerable to shake-up 
.....A central figure in the crown prince’s inner circle, Saud al-Qahtani, has already been sacked after being implicated in the operation that led to Khashoggi’s grisly death on October 2. The question now is whether others are purged as Riyadh attempts to exonerate the 33-year-old heir apparent of any blame, while wanting to be seen to be taking measures to address flaws in an increasingly centralised system. “King Salman is very angry about what happened with Khashoggi,” said a person aware of the king’s recent conversations, adding that the ageing monarch wants further changes to his favoured son’s entourage. ....Alongside Mr Qahtani in the most powerful clique of confidantes is his close friend Turki al- Alsheikh, a royal adviser and head of the sports authority, say Saudi experts and watchers. The pair are considered to be the crown prince’s closest aides, have acted as his enforcers and have been at the forefront of a campaign that targeted activists, bloggers, clerics and businessmen deemed critical of the government. 
Al Omran-England Financial Times 13 Dec 2018

Foto تركي آل الشيخ Twitter

Ahmed Al Omran è stato il vero pioniere della libertà d'espressione nel Golfo.
Non ha mai giocato nel ruolo di attivista o dissidente.
Il suo blog, scritto in parte in arabo ma anche in inglese, dava voce ai problemi veri che assillano i cittadini. Dalla piccola corruzione all'inefficienza degli impiegati ministeriali. Certe tradizioni obsolete praticate nelle aree rurali.
Il suo impegno incoraggiò anche noi stranieri, presenti in quelle terre in epoca antecedente alle primavere arabe, ad usare Internet per richiamare l'attenzione dei governi su piccole e grandi incongruenze che impediscono ancora oggi ai Paesi del Golfo, e ai loro abitanti, di splendere di luce propria. E funzionò, dal momento che i risultati si toccavano con mano ogni volta che entravamo in un ufficio il cui compito è quello di rendere un servizio ai residenti. Anche i poliziotti smisero di comportarsi da sbirri. I cosiddetti low income expats trovarono il coraggio di denunciare angherie e sfruttamento.
La vita, soprattutto nel Golfo, è fatta di piccole cose.
Sia il governo saudita che il dipartimento di stato americano videro in Ahmed, e in tanti altri giovani, un'opportunità. Quel tipo di espressione, tra blog e forum, avrebbe favorito il cambiamento. Al Omran iniziò a collaborare con prestigiose testate internazionali e in seguito si trasferì per un periodo in America. Tornato in Arabia Saudita nell'era di Mohammed bin Salman, continua il suo percorso con il garbo e la grinta che lo contraddistinguono. Sono quelli come lui che possono veramente interpretare i desideri del cittadino e aiutare a realizzarli.
L'articolo scritto qualche settimana fa sul Times non è stato casuale. Un messaggio da parte della casa reale saudita che ha trovato conferme nelle decisioni maturate da Sua Maestà e comunicate oggi.

Il rimpasto di governo ha principalmente ristabilito alcuni equilibri interni alla famiglia reale.
Il principe ereditario ha ridimensionato elementi ritenuti scomodi come Turki Al Sheikh.
O anche non graditi. Adel Al Jubeir ai suoi occhi rimane tra i principali motivi del fallimento della politica estera saudita. Ibrahim al Assaf è persona autorevole e vicina a Mohammed bin Salman. Ma soprattutto è uno di quelli usciti a testa alta dal Ritz Carlton. Simbolo del fatto che la giustizia in Arabia Saudita rimane un valore.
Abdullah bin Bandar è un altro fedelissimo dell'erede al trono nelle cui mani resta saldamente ancorata l'intelaiatura della sicurezza del regno e quindi della regione.
Il rimpasto ha ribadito l'orientamento tenuto dalla casa reale all'indomani dell'omicidio Khashoggi. E anche la volontà ferma di tenere lontani personaggi e atteggiamenti insidiosi per la stabilità del Paese e del medio-oriente.

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