domenica 8 luglio 2018

Last chance. Until we see again.

Il grado di coinvolgimento giapponese in medio-oriente, principalmente orientato agli aiuti umanitari, va di pari passo con le politiche sull'hostage rescue. Ai tempi di Al Zarqawi furono pagati dei riscatti e portate avanti trattative. In seguito, anche dopo la tragica decapitazione di Goto-Yukawa che tracciò un solco molto profondo tra la popolazione e il governo, il primo ministro Abe ribadì la linea dura che esclude qualsiasi tipo di trattativa.
E a detta di giornalisti giapponesi e attivisti siriani, Jumpei Yasuda sarebbe stato abbandonato a sè stesso, e alla prigionia nei territori di Nusra che lo avrebbe rapito, sin dal primo giorno.
Si è tornato a parlare di lui lo scorso giugno quando è emersa una foto, pare recente, mentre un paio di giorni fa è stato mostrato un video (che risalirebbe al 2017) in cui si rivolge alla famiglia dichiarando che spera di riabbracciarli presto e facendo loro appello per la liberazione. Il documento sarebbe stato fornito da un interno, o qualcuno vicino ad Hayat Tahrir al Sham.
Considerato il contesto, la sconfitta di Daraa e l'esodo sempre più massiccio verso Idlib, potrebbe trattarsi di una operazione messa in atto per favorire l'intervento militare nelle aree controllate da HTS.
Negli ultimi due anni il numero dei rapimenti nel nord della Siria è sceso notevolmente.
Ma di molti ostaggi dell'era di Nusra poco o nulla è dato sapere.
Secondo fonti social, non sempre attendibili, attualmente nella zona di Idlib ci sarebbero ancora sei ostaggi di caratura internazionale. Tra questi anche italiani rapiti da piccoli gruppi al soldo della Turchia e forse proprio su input degli apparati di sicurezza di Erdogan.

Nessun commento:

Posta un commento