giovedì 5 luglio 2018

Il campo delle giovani marmotte

Qasim disclosed in a media statement on Tuesday that a Libyan-Italian agreement was made under which Italy plans to build and renovate a camp for the Libyan Border Guards in the city of Ghat, south Libya, but denied any Italian military presence in the region.
libyaobserver

Se per stabilità della libia s'intende tenere buono Haftar ponendo condizioni ragionevoli e convenienti a tutti i partecipanti al tavolo della trattativa, allora bisogna dare atto all'onorevole Minniti di aver raggiunto l'obiettivo.
Il problema è che, mentre l'allora ministro dell'interno aveva una strategia di lungo termine con al centro stabilità e interessi di tutti (Europa e Africa), attualmente Salvini sembra allettato dall'esigenza del momento e nell'ottica di una affermazione personale o del proprio partito.
Il che s'incontra con la strategia di lungo corso della Farnesina o di parte di essa.
Verso la fine dello scorso anno, complice la vicenda Consip con protagonista nell'ombra il solito dottor Mancini con il solito dente avvelenato, vennero messe in giro voci della difficoltà da parte del direttore dell'Aise di ottenere l'agognata proroga, poiché forse l'allora ministro voleva scaricare su di lui un presunto fallimento della strategia libica.
Il vero problema era un altro.
La realtà che emerge in maniera sempre più chiara dopo l'insediamento del nuovo governo, è che i piani libici all'epoca del governo Gentiloni procedevano su due binari paralleli e distanti interno-esteri.
Il forte radicamento dell'Ambasciata italiana in quel di tripolitania, tiene in piedi il governo Serraj e una miriade di interessi economici e politici più o meno limpidi.
Se nell'era Minniti c'era comunque un fragile equilibrio, anche perché la relazione con Haftar era solida, a ridosso delle elezioni italiane il sistema si era ormai disgregato perché altri funzionari già vedevano l'opportunità offerta da un governo a trazione leghista con Salvini ministro dell'ìnterno.
E' difficile credere che a quei campi non sia in qualche modo collegata una presenza militare italiana con obiettivi ben precisi.
O per lo meno è difficile farlo credere alle tribù e al generale Haftar.
Probabilmente a Salvini è stato fatto presente che ciò non costituisce comunque un rischio.
Chi non ha una strategia globale di lungo periodo non ha a cuore certi dettagli.

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