Even though we have an impressive natural potential for
solar and wind power, and our local energy consumption
will increase three fold by 2030, we still lack a competitive
renewable energy sector at present. To build up the
sector, we have set ourselves an initial target of
generating 9.5 gigawatts of renewable energy. We will
also seek to localize a significant portion of the renewable
energy value chain in the Saudi economy, including
research and development, and manufacturing, among
other stages. Vision2030
Tra i principali progetti figura la costruzione – con investimenti nell’ordine di 500 miliardi
di dollari – di NEOM, una città avveniristica di oltre 26 mila km², alimentata esclusivamente
con fonti rinnovabili ed ubicata sulla costa settentrionale del Mar Rosso, attorno al Golfo
di Aqaba, a cavallo tra Arabia Saudita, Egitto e Giordania.
..... Nonostante l’impegno della Comunità internazionale,
le due crisi – entrambe giocate con/contro un attore, l’Iran, formalmente assente dal confronto
diretto ma assai presente sullo sfondo – sono tuttora aperte e potrebbero registrare
nuove involuzioni. Infatti, tanto le tensioni a livello di CCG – scaturite dalle accuse rivolte
alla Dirigenza di Doha di sostenere la Fratellanza Musulmana e di perseguire strategie di
influenza regionali grazie al supporto fornito a formazioni radicali e ad una “indebita” vicinanza
a Teheran – quanto la crisi yemenita si pongono come fattore di potenziale, ulteriore
polarizzazione tra gli attori della regione. Relazione2017
Frenare le velleità nucleari saudite per costringere a Trump a concentrarsi con maggior vigore sul capitolo iraniano. Questa pare essere la strategia di Netanyahu che alla fine può accontentare gli stessi sauditi.
Mentre il primo ministro israeliano si apprestava a salire sull'aereo che lo riportava a casa e il direttore del Mossad, già rientrato alla base, festeggiava il matrimonio della figlia del generale Eisencott, sui giornali arabi ed israeliani venivano fatte circolare notizie in apparenza contraddittorie.
Nella stessa settimana in cui Netanyahu manifestava a Trump la propria opposizione al nucleare saudita, l'Egitto non solo era interessato dal passaggio dell'erede al trono, ma sarebbe stato sede di incontro tra due delegazioni. Rappresentanti sauditi ed israeliani avrebbero messo a punto una road map di obiettivi comuni fatta di interessi economici e politici.
Il ragionamento del primo ministro israeliano, che vede lo sviluppo del nucleare saudita propedeutico ad una escalation delle frizioni nella regione e quindi ad un aumentato pericolo per Israele rispetto all'Iran, non sarebbe stato accolto con favore dal presidente americano che non ha comunque dato per il momento risposte definitive.
Se però dovesse accogliere le obiezioni di Netanyahu, dovrebbe per forza di cose contenere in maniera decisa un Iran che vedrebbe in questa opposizione all'Arabia Saudita, una ragione in più per accrescere la propria influenza in regione. Gli americani per il momento non sembrano volere andare oltre le sanzioni e la riduzione dei capitali d'investimento in Iran.
Netanyahu ha evidentemente messo in conto che l'alternativa all'acquisizione di reattori su suolo americano, e ad una rinegoziazione del golden standard che aprirebbe la porta all'armamento, ha poche speranze di realizzazione. La Russia, legata all'Iran non solo per questioni di fornitura, e la Cina, il cui nucleare appare sempre meno affidabile, potrebbero non essere opzioni così scontate. E con la Corea del Sud, che ha fornito reattori agli Emirati Arabi, vi è ampio margine di discussione.
A fronte dei costi elevati per un ciclo di produzione completo, all'Arabia Saudita converrebbe piuttosto modernizzare e sviluppare la propria rete elettrica e lavorare sulle rinnovabili. In questo ed altri progetti tornerebbe utile una partecipazione europea.
Un contemporaneo impegno sul complessivo capitolo iraniano servirebbe a scongiurare una escalation nucleare nel Golfo.
Rimane da vedere se il rinnovo dei vertici militari sauditi porterà qualche novità sul fronte yemenita.

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