lunedì 5 marzo 2018

Il senatore semplice

Matteo Renzi è uno dei pochi argomenti sui quali io e mio padre ci siamo trovati d'accordo nell'arco di una vita. Il carattere complicato spesso ci divide.
Ci piaceva la sua freschezza. La voglia di cambiare l'Italia. L'energia. Poi io mi sono liberata dall'incanto perché il suo esecutivo più che risolvermi i problemi me li ha complicati, visto che non sono più giovanissima e le opportunità create dal governo sono dirette ad una fascia giovane. Mio padre invece ha iniziato a dire che gli mettevano tutti i bastoni tra le ruote. Che non lo avrebbero lasciato libero di cambiare le cose.
Io che non volevo nemmeno andare a votare, alla fine l'ho fatto per quello stesso senso di responsabilità per il quale ho apprezzato Minniti e Gentiloni, e che chiedevo a Renzi.
Mio padre, che come molte persone anziane che poco escono e guardano i canali di Berlusconi (i miei genitori sono dei radicalizzati di retequattro), alla fine ha votato la Meloni che tra l'altro ai tempi del governo Berlusconi non aveva in molta simpatia, perché secondo lui una ragazzetta non poteva fare politica a quei livelli.

Non si vota per affetto. Si vota per interesse.
Che non è una brutta cosa se l'interesse è legittimo.
Renzi lascia perché in fondo non poteva fare altrimenti.
E infatti lascia dopo l'insediamento del governo e mette anche condizioni.
Fa l'elogio di Marco Minniti, ma più che altro per spiegare il perché della sconfitta.
Continua a parlare di estremismi come se la gente avesse votato per i talebani.
Punta il dito contro chi ha determinato la sconfitta referendaria per dare la colpa dello stallo attuale.
Questa sua arroganza e caparbietà possono tornare utili nella vita per non arrendersi.
Quando si tocca il fondo, si rialza chi non si abbatte.
Ma la politica è altro. E' farsi carico di un paese, una regione, un partito, un Paese.
L'orgoglio va messo da parte. Il dialogo è l'arma migliore per rialzarsi.
Io l'ho capito più o meno all'età di Renzi e non mi è stato ancora sufficiente per riprendermi del tutto. Mi auguro dal più profondo del cuore che possa comprenderlo anche lui.
Lo deve a se stesso innanzitutto. E poi alla famiglia e al suo mondo.

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