Perché alla fine quello è.
Se nel nostro collegio fosse candidato il presidente Gentiloni andrei a votare anche contenta.
Le politiche del suo governo non mi hanno risolto i problemi, ma lui pare essere persona di buon senso e affidabile. Gli darei il voto non solo per paura della destra o dei grillini.
Io non sono di sinistra e nemmeno di destra. Da giovane votavo Berlusconi.
Attualmente voterei PD perchè è l'unico partito che almeno sulla carta corrisponde al mio modo di essere e di sentire. A come sono cresciuta e sto invecchiando.
Però il partito è in mano a uno, e al suo gruppetto di fedelissimi, che si preoccupano dei giovani, degli imprenditori, di Obama e delle fake news. Un partito fru fru.
Cioè di interessi ristretti. Non di me e di quelli come me.
Se il piano, come mi pare d'aver capito da una recente intervista del ministro Minniti, è quello di spedire Renzi a Bruxelles o di proporre Gentiloni come capo di un esecutivo frutto di mediazione, cioè di tentare di riconquistare la leadership nel lungo periodo, allora non basta.
Se Gentiloni e Minniti escono dal loro ruolo di frontmen, pensato solo per far dimenticare che alla fine il capo è uno che magari avrà i voti per esserlo ma in pochi riconoscono, e prendono in mano il partito dopo le elezioni, allora esco e metto la croce anche senza tapparmi il naso.
Non chiedo il redde rationem o lo scontro.
Solo un gesto di coraggio.

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