La giornata odierna nel nord della Siria è stata segnata dalla perdita di Atmeh da parte di Hayat Tahrir Al Sham. Si tratta di una roccaforte di fondamentale importanza dalla quale attingeva armi e uomini. La portata della sconfitta che ha visto cadere numerosi villaggi, e la velocità con cui è maturata, lasciano pensare che ci sia stata una vasta azione di coordinamento supportata da forniture di armi nuove e anche l'intervento della Turchia presso la popolazione locale con incentivi. Le proteste in alcuni casi si sono rivelate decisive per costringere gli uomini di Al Julani alla ritirata.
Ahrar al Sham e Zenki non sono gruppi caratterizzati da potenza militare elevata. Oggi erano particolarmente motivati per realizzare, assieme al Free Syrian Army, l'unione delle direttrici di Olive Branch e Euphrates Shield. Operazione pienamente riuscita che connette di nuovo Idlib ad Aleppo.
Se da un lato preoccupa la deriva autoritaria interna di Erdogan, dall'altro bisogna valutare con attenzione le sue mire espansionistiche. Le manovre ai confini con la Siria e la vicenda della nave dell'Eni sono segnali importanti delle intenzioni turche.
L'intervento iraniano inoltre (il generale Soleimani la scorsa settimana avrebbe inviato un nutrito battaglione di milizie sciite ad Afrin) potrebbe fare precipitare la situazione in Siria ed avere riflessi a livello regionale.

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