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Il Mossad fa le operazioni. La CIA si prende tutto il merito.
Era il tormentone social di quegli anni in riferimento alle aree del medio-oriente.
La sicurezza a certi livelli non può prescindere dalla collaborazione.
Questo concetto mancava dalla campagna mediatica messa in piedi dal governo israeliano all’epoca delle operazioni iraniane. Non solo quella del 2018.
La narrazione di Netanyahu, e quella di Yossi da pensionato in attività, semplificavano il passaggio che spetta al decisore politico che ha di fronte a sé diversi scenari da valutare per scegliere la soluzione più adatta a tutelare la sicurezza nazionale.
Si aveva l’impressione che Trump si fosse ritrovato sul tavolo un dossier importante in parte sconosciuto alla stessa CIA.
La rivendicazione di Pompeo, che ha sempre vantato un rapporto esclusivo con l’ex direttore del Mossad, ha ripristinato una verità importante che sovente sfugge al grande pubblico.
E ovviamente lo fa in piena campagna elettorale visto che il suo libro segue l’obiettivo di proporsi come uomo di azione, in quanto ex capo della CIA, e anche di strategia e decisione come pretendente al posto di commander in chief.
Ieri il ministro Cavusoglu ha ridimensionato la vicenda dell’incontro del 2019, parlando di larga esagerazione rispetto al racconto di Pompeo.
Nel frattempo sul solito giornaletto d'intelligence è apparso un ritratto di Abbas Kamel.
Lo scorso anno alcuni commentatori lo davano per finito almeno per quanto riguarda la gestione del dossier libico. L'apparizione in Sudan di quest'anno, che avrebbe messo in allerta i turchi, sembrerebbe averlo riportato in pista.
Il direttore della CIA è da poco atterrato a Tel Aviv (Kann/Axios).

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