Mentre osservavo mia madre fare finalmente qualche passetto con il fisioterapista, mi è venuto il rimorso per averla trattata male il giorno prima. Non ne voleva sapere di vedere il tecnico ortopedico per valutare la scelta di un tutore. A ottantasette anni non riesce a vedere una opportunità nell'essere sopravvissuta ad un secondo ictus. Io invece temo il tempo che passa.
Il tempo a volte può essere il ponte verso la soluzione. Solo che bisogna adeguarsi e resistere alla frustrazione.
Mancini mi dà l'idea di uno che, sopravvissuto a un ciclone, non si rassegna alle conseguenze. Per questo lo seguo con interesse. Anche io non riesco a mettere da parte una vicenda che ha cambiato il percorso che avevo pensato. Speravo di trovare in lui, e nel suo modo di affrontare la vita, una soluzione alternativa. Diversa.
La ricerca di giustizia è parte delle conseguenze da combattere. Anche quella prima o poi arriva e va cercata. Ma se diventa un'ossessione, difficilmente si riesce a trovare un modo per adattarsi.
Guardando il video dell'autogrill pubblicato stamattina, ho pensato che mi piacerebbe leggere e scrivere di un Mancini diverso. Uno che racconta il suo lavoro. Che sia attraverso una fiction, un reality, una lezione o un libro. Però che sia lui a parlare di se stesso. Senza rancori e recriminazioni.
Chissà se questa volta mi ascolterà.
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