Quando arrivai all'università, piangevo tutte le notti perché mi mancava casa e la famiglia.
C'era una suorina spagnola al pensionato. Era cieca.
La direttrice che aveva la camera accanto alla mia, mi sentiva ogni notte e glielo riferì. Così lei venne da me apposta per consolarmi.
Non servì a molto. Con il passare dei mesi mi abituai alla nuova vita.
Anzi. Tornavo anche poco a casa.
Non so se è l'età a rendermi acida e cinica.
E magari ognuno vive gli addii a modo suo.
Però crescere significa anche capire che se a un certo punto te ne devi andare da un posto, vuol dire che non era cosa.
E comunque quel posto rimarrà sempre nel tuo cuore. Da là non te lo toglie nessuno.
E' inutile che piangi.
Ma se proprio devi, fallo nel buio di cameretta tua. E' rigenerante.

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