Prima di parlare del dialogo instaurato con tutti gli attori stranieri (non solo la Turchia) ha chiesto un impegno maggiore dell'Italia anche (o soprattutto) sul dossier delle presenze straniere.
Se un ministro va a chiedere aiuto ad un Paese profondamente coinvolto nel destino della Libia, per forza di cose deve chiamare in causa la sovranità nazionale.
Visto il curriculum (attivismo-think tank da lobby di livello) si spiega la scelta per un ruolo estremamente delicato. Pare anche un tipetto deciso e in grado di districarsi nelle beghe interne.
Resta da vedere quanto spazio e autorevolezza sarà in grado di reclamare e gestire.

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