Sono una donna che governa la rabbia. Posso dirle che mi dà fastidio questa incessante lente di ingrandimento sul Presidente del Consiglio di turno. Mi dà fastidio, ora in particolare, che non diano la possibilità al Presidente Draghi di muoversi e agire secondo la tempistica che si è dato. E’ un susseguirsi ininterrotto di “che dice Draghi?”, “che pensa Draghi?”, “che fa Draghi?”. Una fastidiosa filastrocca tipicamente italiana. A un premier dovresti dare il tempo che necessita per ciascuna cosa. A un premier, peraltro, costretto a governare con il peso di una pandemia devastante, dei vaccini che scarseggia, della più grande crisi economica e sociale del dopoguerra. Con con un livello di disoccupazione che ha trasformato l’Italia in una grande Calabria.
...Pensare all’Italia che è e quella che verrà, quando questo maledetto virus scomparirà dalla faccia della Terra, piuttosto che seguire ossessivamente Draghi in ogni istante della sua vita. Come se fosse il protagonista del più stucchevole dei reality e non il premier di un Paese sull’orlo del baratro, a cui deve restituire una prospettiva e una speranza. Di futuro.
Tutto dipende da come si cerca di governare la rabbia. A volte è meglio farla esplodere.
Ci si aspettava molto dal presidente Draghi. Innanzitutto per l'alto profilo e poi perchè il precedente governo è stato tenuto in piedi per troppo tempo rispetto a quanto avrebbe potuto effettivamente produrre.
Si era alla ricerca di un miracolo.
Con il passare del tempo si è capito che questo non è il Paese dei miracoli.
Nessun commento:
Posta un commento