lunedì 25 gennaio 2021

Odio-amore quando basta

 ...debbo constatare una ripetizione di stereotipi, che vedono stavolta l'agente segreto come una sorta di eroe ambivalente : inesorabile fino all'eccesso e cinico quanto basta, a contatto con una realtà intrisa di male e crudeltà, ma anche portatore di valori non necessariamente coincidenti con quelli dell'organizzazione da cui dipende e a cui è legato da un rapporto odio-amore intorno al quale ruota gran parte della storia.

Questa rappresentazione concorre a diffondere una percezione di onnipotenza dell'organizzazione spionistica, e soprattutto della sua potenziale onnipresenza nella sfera più intima dell'uomo comune.

Paolo Salvatori 

Spie, Edizioni La Lepre

Il Minniti che, accortosi di avere sbagliato dedica, senza perdere tempo fa appello al pubblico per cercare il nome giusto al quale consegnare una copia del suo libro. 

Il cinismo è anche espressione di concretezza. Aiuta ad accorciare i tempi. 

L'agente segreto ha orizzonti operativi più ampi della polizia giudiziaria. 

Ci si aspetta quindi, di vederlo eroe contro il male a tutti i costi. Anche superando certi limiti. 

Per trasmettere valori è più adatto il maresciallo Rocca. 

Sarebbe interessante sapere se, sotto un aspetto strettamente tecnico e maggiormente aderente alla realtà, l'ingresso in AISI ha determinato un cambiamento di atteggiamento in Vittorio Pisani. 

Osannato da folle e fiction, è stato in passato descritto come introverso e poco comunicativo. 

Quindi in fondo anche un po' cinico. Sarà più o meno cattivo di prima? 

Salvatori descrive in maniera concisa ed efficace la svolta impressa da Abu Mohammed Al Joulani allo jihadismo. 

Nello stesso capitolo, dedicato al terrorismo di matrice islamica, commette il peccato nemmeno tanto originale, di piazzare la solita frasetta a effetto coniata da una nota dissidente-pentita-attivista di origini somale che dagli stereotipi su Islam e musulmani ha tirato fuori ampia letteratura. 

Un fenomeno presente anche in Italia e che alcuni commentatori hanno ipotizzato, almeno per quanto riguarda epoche passate, essere stato stimolato in maniera più o meno diretta dall'intelligence di casa nostra. 

Che è un po' lo stesso tipo di ragionamento di Salvatori a proposito dei vantaggi che l'intelligence britannica, dopo figuracce come quella dei Cambridge Five, potrebbe avere tratto dai film della serie di Bond. 

Lo stereotipo (quello appiccicato agli altri) aiuta a combattere guerre invisibili e a vendere il proprio prodotto. 

L'intelligence moderna ha affinato i metodi di comunicazione. I nostri servizi sono presenti nelle scuole e in tivù. Hanno poco da temere dagli stereotipi. 

Non sarà che le spie di professione non amano quelli proposti da cinema e letteratura, perché li costringono a confrontarsi con la dimensione segreta e silenziosa che costituisce la base del proprio lavoro e che forse non riescono a integrare nella propria sfera intima? 

E così come facciamo noi musulmani con la Hirsi Ali di turno, finiscono con lo scaricare le loro frustrazioni sul Bond del momento?

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