Le strategie di comunicazione sono tanto più efficaci se si conoscono il target e l'umore nella situazione. Servono a creare una specifica empatia collaborativa.
La retorica del "we are at war" serve a fare comprendere la gravità del momento e l'importanza del contributo che ogni cittadino può e deve mettere in campo per affrontare un problema che lo colpisce in prima persona ma che non sarà mai risolto se non pensandolo in termini di comunità.
Il ricorso allo stimolo verso l'umanità e i buoni sentimenti invece, serve a controbilanciare le insidie dell'uso strumentale ed eversivo del "siamo in guerra".
Altra questione questa, che sembrerebbe essere emersa in tempo di Covid in Italia e che i nostri servizi devono seguire con puntuale attenzione.

Nessun commento:
Posta un commento