«Mi ha sempre fatto credere di essere dei servizi segreti, avevo paura».
... Ha spiegato di aver ricevuto il denaro, ma ha portato in udienza la trascrizione di circa diecimila messaggi telefonici, sostenendo di non aver mai fatto nessuna minaccia. ilsecolo
La sola qualifica di agente segreto dovrebbe incutere timore.
Ma in questo tipo di vicende non è la minaccia diretta che torna utile al carnefice.
Piuttosto il clima di ansia che questi riesce a creare nella vittima.
Un meccanismo che nel caso del rapporto pedofilo-bambino viene definito grooming.
Alla fine la vittima è talmente spaventata da compiere atti senza nemmeno bisogno che le vengano ordinati in maniera esplicita.
La figura dell'appartenente ai servizi segreti risulta di forte impatto. Ma è solo un tassello della ragnatela nella quale cade la malcapitata di turno.
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