domenica 7 luglio 2019

Rispunta la luna dal monte

Ascoltando le conversazioni tra Arena e Grazioli, dal tono assolutamente confidenziale, gli inquirenti hanno scoperto il tentativo di estorsione in favore di Silipo (a sua volta indagato) che, tra l'altro, stava lavorando alla ristrutturazione dell'alloggio romano di Grazioli. Intercettazioni che risalgono al 2009 quando Grazioli aveva già trascorso parecchio tempo in Calabria; il militare, quindi, non poteva assolutamente non sapere chi fosse Arena e di quale spessore criminale fosse la famiglia di cui era componente. Grazioli, tra l'altro, era già stato coinvolto in passato in un'altra inchiesta: Energiopoli, relativa alla realizzazione di centrali termiche nella zona di Teramo. Con Grazioli è stato arrestato anche Arena. la provincia di varese luglio 2012

Nelle pagine dell'ordinanza spuntano altri nomi di pubblici ufficiali che avrebbero goduto delle facili compravendite dei Luca. Alcuni di questi già noti alle cronache perché coinvolti in altre vicende. C'è ad esempio Angelo Bellomo, l'ex capocentro della Dia di Catania condannato dalla Corte dei Conti in primo grado e imputato per falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato per aver utilizzato come alloggio di servizio un appartamento preso in affitto proprio dalla Lucauto, ma in realtà mai utilizzato. Ci sono Giuseppe D'Agata (ex capocentro Dia di Palermo e poi ai servizi segreti civili) e Mario Sanfilippo (luogotenente della Finanza), entrambi imputati nel processo Montante; o ancora Luciano Vedda, maresciallo della finanza in servizio a Gela fino al 2015 e poi ad Agrigento, già emerso in rapporti con Salvatore Rinzivillo nell'indagine Extra fines 2 dello scorso gennaio. meridionews luglio 2019

All'epoca dell'arresto del colonnello Grazioli, poco spazio venne lasciato ai dubbi del caso.
Gli stralci delle intercettazioni mostravano dialoghi in cui pareva esserci molta familiarità tra i protagonisti. Non tenendo conto del contesto, era facile rimanere perplessi nonostante il curriculum dell'ufficiale. Qualche anno dopo arrivò l'assoluzione piena.
L'impressione generale, confermata anche dalla visita di Blengini a Megale fatta evidentemente per rendersi conto di chi si erano messi in casa (investigatore noto e stimato e di frequente a Roma, ma sempre distaccato in Sicilia), è che il passaggio dalle forze dell'ordine ai servizi possa generare diverse complicazioni nella gestione del bagaglio di conoscenze e notizie acquisite in ambito di polizia giudiziaria.
E probabilmente i vertici romani dell'Aisi lasciano ampi margini di autonomia agli agenti locali.
Il che porta a patatrac come quelli di cui si legge ogni tanto a proposito di vicende calabresi e siciliane.

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