mercoledì 17 aprile 2019

Metti un marocchino e un palermitano

"Mi sono preso troppo di collera ho sbagliato tipo due volte strada. Ho allungato 40 chilometri, in più mi sono dovuto fermare. Credimi, mancava poco e Yusuf faceva un casino in autostrada".

"Se me la cresci...se me la cresci tu, come fate crescere le femmine vostre mi costringete ad andarmene in carcere! Mi mandate voi con le vostre mani in carcere a me...perché devo tagliarle la testa".

«bastardi traditori che collaborano con la Digos».



I dettagli diffusi dalla stampa in mattinata, confermano l'impressione maturata attraverso le vicende della ricercatrice libica e del giovane siriano poi assolto a processo, sul fatto che gli investigatori siciliani sembrano interpretare la legge antiterrorismo in ottica antimafia.
Il decreto va ad interpretare l'anticamera delle intenzioni di un soggetto in fase di radicalizzazione. "Pensava un'idea" disse il generale Governale all'epoca dell'arresto di Khemiri a Salerno.
Il procuratore Lo Voi ha inquadrato alla perfezione i due soggetti e le potenzialità descrivendoli per quello che sono. La perfetta incarnazione dei lupi solitari moderni che tanto solitari non sono e sembravano (in mancanza di "esche" non si può che usare la forma dubitativa) sulla strada dell'azione.
Gli investigatori invece, sempre secondo i media siciliani, esprimerebbero ancora forti dubbi su alcune intercettazioni. Ciò indica che il decreto è un'arma potente ma a doppio taglio se non si ha una profonda conoscenza della galassia islamica (religione, interpretazioni, cultura, abitudini), di Internet e dei soggetti (spesso giovani) che la frequentano.
L'intercettazione sull'incidente in autostrada, senza avere a disposizione ulteriori dettagli a proposito del contesto, pare una sfuriata decisamente lontana dal carattere e le maniere insegnate dal Corano e dalle tradizioni profetiche.
In generale da altri scambi appare chiaro come sia l'italiano che il marocchino fossero sulla cattiva strada dell'estremismo che porta al bivio attentato-partenza.
L'interpretazione oscurantista e un retaggio culturale poco illuminato (lo conferma la casisitica osservata in regioni come Sicilia, Campania e Puglia) costituiscono una pericolosa amalgama.
Il breve lasso di tempo in cui i due soggetti sono stati individuati, monitorati e fermati (da uno scambio sui social pare di capire che da inizio anno l'italiano fosse consapevole di essere sotto osservazione) e il riferimento alla proposta di diventare informatore, confermano l'efficacia di un metodo basato su controllo capillare di territorio e web, e soprattutto sul costante scambio di informazioni, che poi è la ragione principale per cui il nostro Paese finora non è stato colpito.
Abbiamo investigatori e intelligence tra i migliori al mondo.

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