...my funny, light-hearted boy slowly turned into an aloof 18-year-old. He was feeling low and unfulfilled at work. He wanted to change his clothing to a more devout form of Islamic dress, growing out his sleek haircut into an unruly mane.
....Some of the signs are clearer with hindsight, but they were unique to him and each vulnerable individual who is radicalised behaves differently when it happens. At the time it simply did not cross my mind that my son could join such a heinous and vile group.
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Rasheed and I were incredibly close. He was clever and adventurous, doing an apprenticeship, and in many ways he was a typical teenager with a future full of potential ahead of him.
...And what would I say to Shamima herself? It is important that young people realise actions have lifelong consequences. Had Rasheed survived, and been fortunate enough to have returned to the UK – as Shamima Begum wishes to – I would have fully expected him to be thoroughly investigated and prosecuted for his actions. I don’t want other families to go through what I did and to lose any of their loved ones. Nicola Benyahia independent.co.uk
Per comprendere la serie di casi di cui stiamo discutendo in particolare nelle ultime settimane, bisogna fare un passo indietro. E precisamente al 2012.
Nel primo pomeriggio di un giorno di Settembre, un ragazzo di origini marocchine si presenta in Questura a Brescia per chiedere informazioni sulle pratiche da eseguire per organizzare una manifestazione di protesta contro il film blasfemo sul profeta Maometto e le violenze perpetrate dagli israeliani ai danni dei palestinesi. Al tempo stesso il giovane vuole presentare la vera immagine dell'Islam come religione di pace e giustizia.
Ad accoglierlo c'è l'assistente capo Pinto coadiuvato da due ispettori. I poliziotti ascoltano con interesse il ragazzo. Quando questi manifesta la volontà di bruciare le bandiere israeliane ed americane, iniziano a drizzare le antenne e lo fanno parlare il più possibile per cercare di inquadrarlo meglio. Si tratta di un ragazzetto sveglio che s'interessa di diverse vicende. Dall'attivismo di Forza Nuova al caso di un altro ragazzo di origini marocchine arrestato di recente perchè intenzionato a compiere un attentato contro la sinagoga di Milano.
Un personaggio come Anjem Choudary, che ha largamente contribuito ad ispirare l'orientamento del giovane marocchino e di tanti altri come lui, in Italia non avrebbe avuto vita facile. Anche con la vecchia legge sarebbe stato sbattuto in galera molto prima di quanto c'è voluto in Inghilterra.
Il sistema legale inglese e il sistema di vita in generale, molto più accoglienti e anche meno opprimenti del nostro, sono quelli ai quali ora fanno appello molti dei foreign fighters ai quali viene offerto un microfono in questi giorni.
Questi ragazzi per loro stessa ammissione sono partiti pienamente convinti delle proprie azioni. Quando lo hanno fatto però, hanno rigettato quel complesso di valori (sistema giudiziario incluso) al quale oggi chiedono una seconda possibilità, per abbracciare il progetto di califfato. Hanno dichiarato fedeltà ad Al Baghdadi e messo da parte il loro passato. Hanno virtualmente bruciato (in molti casi lo hanno fatto anche fisicamente mettendosi in mostra in video) la loro carta d'identità.
La crisi identitaria che li ha colpiti e che ha fatto sì che non riuscissero a trovare un punto di contatto tra il loro essere musulmani (secondo i dettami stabiliti dal califfato) e il loro essere cittadini inglesi o di qualsiasi altra nazione occidentale, ne ha determinato la scelta di partire.
Ogni musulmano crede nella Sharia come unico sistema valido per regolare la vita di una società. Ciò non gli preclude però la possibilità di vivere appieno come cittadino in un sistema diverso osservandone le regole. L'Islam è religione universale nel tempo e nello spazio. E' un sistema di vita perfettamente compatibile ed integrabile in altri.
Finchè quei ragazzi non risolveranno la crisi identitaria che li ha colpiti trovando il punto d'unione tra i mondi ai quali appartengono, non gli si può concedere un'altra possibilità o il ritorno. Risulta troppo facile fare appello ai valori un tempo rigettati, adesso che hanno come unica alternativa quella di essere giudicati da un tribunale iracheno o siriano oppure di rimanere sotto il controllo dei curdi.
Bisogna valutare anche con attenzione lo stato dei loro figli.
Bimbi cresciuti in un contesto difficile come i figli di mafia e camorra.
Poi si può anche discutere delle responsabilità da condividere per tutto quanto accaduto in questi anni. Oppure della effettiva validità, sotto il profilo della sicurezza nazionale, di un provvedimento come quello della revoca della cittadinanza per ridurre i rischi sul nostro suolo.
Ma non si può restituire loro con tanta facilità l'accesso a quei diritti rigettati quando hanno sottoscritto il patto di alleanza con Al Baghdadi.
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