sabato 9 maggio 2015

Scintille in Af-Pak

E' apparsa subito priva di fondamento la rivendicazione dei talebani dell'incidente dell'elicottero che ha visto la morte di alcuni diplomatici stranieri e di parte delle famiglie di altri in Pakistan.
Il generale Asim Saleem Bajwa portavoce dell'esercito ha immediatamente chiarito che dai primi accertamenti si è trattato di un guasto tecnico . L'esame della scatola nera secondo il ministro degli esteri ne ha dato conferma.
Testimoni oculari che si trovavano in un elicottero al seguito hanno avvalorato le dichiarazioni ufficiali.
Il primo ministro Nawaz Sharif che era anche lui diretto verso Gilgit in aereo ha fatto subito rientro nella capitale.
Non si è recato sul luogo dell'incidente non tanto perchè vi fosse realmente qualche pericolo come hanno insinuato alcuni, ma per precauzione e per adempiere ai propri doveri come da protocollo.
Il fatto che i talebani abbiano prontamente rivendicato l'accaduto come un attentato e che qualche testata giornalistica che ha orientamenti ben precisi abbia dato loro spazio, la dice lunga sul clima che aleggia in questi giorni in un'area che è tra i centri caldi del terrorismo e alla quale dovremmo guardare con particolare attenzione.


Qualche giorno fa il comandante delle forze armate generale Raheel Sharif nel corso di una riunione dei comandanti tenutasi al quartiere generale ha lanciato un'accusa all'intelligence indiana colpevole secondo lui di istigare e sostenere i terroristi che con tanta fermezza e impegno esercito e forze dell'ordine assieme alla popolazione stanno combattendo.
Si tratta di schermaglie molto comuni tra i due Paesi e Sharif mesi addietro aveva lanciato accuse simili.
Ma una dichiarazione del genere in un contesto ufficiale ripresa tra l'altro con forza dal ministero della difesa e dal capo del governo, ha un significato che va ben oltre quello simbolico.
Tanto più che il nuovo portavoce del ministero degli affari esteri ha tenuto a specificare che la questione è stata fatta presente al governo indiano.
Era prevedibile che all'indomani del disimpegno americano in Afghanistan, il livello della tensione tra India e Pakistan salisse.
C'è però evidentemente molto di più.
Nella stessa settimana l'esercito ha ribadito la volontà di completare l'opera di pulizia da criminali e terroristi a Karachi che va ormai avanti da anni. E ha fatto esplicito riferimento, lanciando anche un appello ai politici locali, a gruppi di delinquenti che hanno anche ruoli ufficiali all'interno dei partiti.
I leader politici sentitisi chiamati in causa in maniera decisa, hanno reagito con altrettanta forza lanciando accuse ai militari e provocando quindi la reazione del generale Bajwa che ha annunciato querele.
Reazione prontamente appoggiata dal primo ministro.
L'esercito il cui comandante è forse il vero governante del Paese, sta rafforzando il proprio legame con il governo e in quest'ottica va inquadrata la stretta che cerca di dare alla lotta al terrorismo e ai rapporti con l'India.

Voci di corridoio hanno riferito che mercoledì scorso il direttore dei servizi segreti pachistani avrebbe fatto una visita a Kabul per un colloquio con il presidente Ghani .
Si tratterebbe del terzo o quarto viaggio non ufficiale da parte di Rizwan Akhtar da quelle parti e come sempre suo interlocutore unico sarebbe stato il presidente e non il suo omologo.
Sintomo questo, del fatto che la trattativa sul tavolo ha contorni seri.
Il generale evidentemente vuole offrire all'Afghanistan il proprio supporto, anche di altro tipo rispetto alla sicurezza, in un momento in cui l'impegno occidentale si sta riducendo e i talebani riorganizzano le proprie fila mentre Daesh continua a raccogliere adesioni.
Quello a cui mira Akhtar è un ridimensionamento radicale dei rapporti tra Afghanistan e India.
Per ottenere ciò deve portare argomenti validi. Tra i tanti, le teste dei talebani che contano su un piatto d'argento.
Questa potrebbe rivelarsi una mossa decisiva nella lotta al terrorismo e una escalation delle frizioni tra India e Pakistan.
Washington permettendo e se i negoziati di Doha daranno gli esiti sperati, sarebbe un rischio da correre.


Aggiornamento.

Il portavoce dei talebani ha inviato a longwarjournal un video in cui viene mostrato il Sam7 che sarebbe stato usato per abbattere l'elicottero.
Ovviamente è impossibile stabilire che si tratti di quello che ha abbattuto il velivolo.
Se da un lato ormai la lotta al terrorismo è diventata una questione di propaganda quindi anche l'Ispr spesso fornisce versioni edulcorate, c'è da dire che l'inaugurazione a Gilgit era un evento da coprire con il massimo impegno.
Non c'è dubbio che siano stati schierati mille uomini come spiegato dal generale Bajiwal ed è difficile pensare che qualcosa sia sfuggito.
D'altra parte i talebani vengono messi alle strette ora più che mai. La storia che l'isi spesso chiude un occhio è destinata a rimanere buona per certi tabloid specie adesso che Rizwan Akhtar è al comando.
Assumersi la paternità di un simile incidente equivale ad assestare un colpo pesante alla credibilità degli apparati di sicurezza pachistani e all'intero governo.
Ecco spiegata l'insistenza delle assunzioni di responsabilità.

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