venerdì 22 maggio 2015

Fuggitivi anti

 Il giornalismo italiano sta toccando il fondo in questi giorni.
Da Touil ad Anas diffonde solo inesattezze e odio.

Possiamo considerare fuggitivo un ragazzo che ha un profilo facebook aperto e gestisce anche
una pagina dedicata all'Islam e con qualche settimana di anticipo sulla partenza annuncia proprio da quel pulpito che se ne torna a casa perchè non riesce a trovare lavoro qui da noi ?

Quando Anas abu Jaffar era ancora in Italia ed era vivo il dibattito in seno alla comunità marocchina su Anas el Abboubi, un ragazzo di
seconda generazione pubblicò su una delle loro testate online, credo si trattasse di bladibella, un dialogo in chat con lo stesso che gli diceva che il profeta Muhammad è un terrorista.
Si tratta di uno di quei ragionamenti beceri che Musa Cerantonio elaborò tanto tempo fa per giustificare la sua istigazione all'odio e alla guerra facendola passare per jihad.
Secondo lui gli attentati di al qaeda e daesh equivalgono alle battaglie combattute dal profeta Muhammad per stabilire lo stato islamico.
Questa è la retorica che posta in un certo modo è in grado di infiammare gli animi dei giovani musulmani che hanno una conoscenza limitata e soggettiva della religione.
Anas abu Jaffar si mostrò contrariato per l'esposizione di quello che in fondo era uno scambio privato. Citò un detto del profeta che ci invita a non divulgare i segreti dei musulmani per non creare scompiglio e dissenso tra noi. Secondo lui era meglio parlare in privato con Anas al Italy e fargli comprendere che era nell'errore.
Intervenni obiettando che stava strumentalizzando l'hadith e non la considerava nel contesto di un ragazzo che potenzialmente con quelle idee avrebbe potuto fare dei morti soprattutto tra i musulmani.
E che era importante che gli altri sapessero che quella logica era sbagliata.
Lui replicò che quello da sempre era stato il suo approccio.
Anche con Giuliano Delnevo preferiva parlare in privato per convincerlo che certi suoi convincimenti erano errati.

L'Islam di Anas e di altri è quello che io definisco per praticità non certo per offendere,  l'Islam da villaggio del Pakistan. Non è quello il salafismo.
E' piuttosto un Islam sganciato dalla realtà e rimasto all'età della pietra quando invece la nostra religione è universale nel tempo e nello spazio senza bisogno di ricorrere a modifiche temporanee come spesso fanno le altre religioni abramitiche .
Un modo di intendere la religione che deriva da un intreccio torbido con la cultura del proprio Paese e dalle vicende di vita vissute.

I giornali scrivono di espulsione causata da anti-occidentalismo e anti-americanismo.
Termini troppo generici.
Criticare l'inconsistenza e l'ipocrisia delle politiche americane e occidentali i cui fallimenti stanno alla base del caos attuale è quello che facciamo un pò tutti, musulmani e non.
Non so se Anas sia andato effettivamente oltre.
Però l'impressione è che la magistratura e i Ros non stiano facendo altro che mettere una pezza sulle manchevolezze del governo.
Nello stesso modo in cui si è cercato di porre i ragazzini di Napoli e Palermo nelle condizioni di non diventare camorristi e mafiosi ovvero di sentirsi parte di questa nazione, bisogna dare ad Anas e quelli come lui la possibilità di non sviluppare certe ideologie.
Una interpretazione errata dell'Islam fa semplicemente da coperchio ad una pentola che è già in ebollizione.
Il problema non riguarda solo gli stranieri o le seconde generazioni ma anche gli italiani.
In questo Paese quando si è minoranze non ci si sente ben voluti.
Mancano politiche sociali adeguate.






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