lunedì 18 maggio 2015

Cavalieri senza cavallo

Alla fine c'è andato Alberto Manenti. Manco a dirlo, anche lui titolatissimo manco fosse Josè Murinho: è Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce. Chapeau.
l'espresso

Ma pure poco per Alberto. Un trono ci vorrebbe.

All'indomani dell'articolo sulla cattura di Bin Laden molti si sono chiesti se non fosse il caso di radiare Hersh.
Nemmeno hanno proposto una sanzione disciplinare . Direttamente fuori.
Parliamo di un pulitzer che però negli ultimi anni è sembrato un pò appannato.
Il pezzo pubblicato dalla lrb poteva scriverlo chiunque.
Non ha citato fonti precise nè presentato documentazione o fatti.
Ha riassunto i dubbi espressi nel corso degli anni da decine di commentatori, analisti e blogger.
E' anche stato accusato di plagio.
Ha fatto una cosa gravissima.
Ha accusato due generali che seppur tra mille controversie hanno fatto la storia della sicurezza del Pakistan, di aver venduto il loro Paese.
Nel miglior stile pennivendolo ha dato voce ad un non meglio identificato ex agente della Cia.
Se non la radiazione, un bel ceffone ci starebbe tutto.

La tradizione italiana naviga anche in peggiori acque.
L'autore dell'espresso che non è nuovo a questo tipo di narrazione, ha fatto di tutt'erba un fascio.
Chi non ha molta dimestichezza con onorificenze e procedure e soprattutto non segue l'attualità, penserà che Manenti e altri citati nell'articolo, abbiano quasi rubato quei riconoscimenti.
Non è giusto.
Il gioco al massacro contro chi sta al potere e per forza di cose non può o non vuole difendersi pubblicamente è un classico del nostro Paese e dei gruppi di potere che si servono della stampa.
E' un gioco pericoloso che traghetta sempre più l'Italia verso l'ignoranza.
E' giusto criticare in maniera costruttiva o anche attaccare ma bisogna farlo sulla base di fatti concreti.
Non contiamo niente nel contesto globale perchè non abbiamo coscienza nemmeno di quello che accade realmente dentro ai nostri confini.

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