lunedì 28 ottobre 2013

I diritti della pettorina







All'aereoporto di Catania, c'era questo grande stand di Amnesty, con la scritta grande sui diritti umani.
Quando è tutto grande, bisogna diffidare.
E c'erano queste due ragazzine tanto belline, con lo sguardo garbato, magre, vestite alla moda, abbronzate, occhi azzurri, che fermavano i viaggiatori, per chiedere un contributo per i diritti umani.
A me non m'hanno fermato, che si vede lontano un chilometro che dei diritti non me ne importa granchè, figuriamoci quelli degli umani.

Le guardavo livida dalla rabbia.
Invidiavo loro, la gioventù, la bellezza, la spigliatezza.
E tra me e me pensavo, ma queste due donzelle, che ne sanno della vita, dei diritti, delle pene, delle tribolazioni.
Si saranno agitate per Gaddafi quando lo abbiamo ammazzato con un bastone nel sedere, lo sapranno che Provenzano lo stiamo facendo crepare in galera?
Ma i diritti sono di tutti o è roba per pochi?

Ad un certo punto, una delle due, adocchia due ragazzetti, alti, belli, con gli occhiali, jeans attillati che istigano cattivi pensieri, tipo pischelli, quelli che ballano da Maria o a ics factor.
Li ferma e gli chiede qualcosa.
Al loro assenso, prende la pettorina gialla e se la toglie.
E l'amica con il telefonino, fa le foto a lei e a questi due figli di Maria.
Chissà chi erano, magari i fratelli di Moreno.

E allora ho pensato, quanti anni ho sprecato a parlare con gli uomini, di politica, letteratura, economia, sport.
La pettorina della cultura, me la dovevo levare per fare la foto.
E' lì che ho fallito .

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