domenica 9 settembre 2012

Informatori e infiltrati della Jihad

Ha fatto scalpore il mese scorso, la sentenza emessa da un giudice federale in America, circa la legittimita' dell'inserimento di infiltrati e informatori, da parte dell'FBI, in alcune moschee della California, per svolgere attivita' anti-terroristica .
Cio' che ha irritato i rappresentanti delle comunita' Musulmane, e' stata una frase usata dal giudice Carney, che illustrava le motivazioni per le quali, l'operato dell'agenzia federale e' conforme alle leggi Americane :
Ulisse scelse di passare accanto al mostro mettendo a rischio la vita di alcuni dei suoi marinai, per non mettere a repentaglio il destino dell'intera nave, che sarebbe stata risucchiata dalle correnti .
Allo stesso modo, la corretta applicazione dei privilegi forniti dal segreto di Stato, potrebbe purtroppo significare, il sacrificio delle liberta' individuali per il bene della sicurezza nazionale .
In un Paese come l'America, costruito sulle differenze e sul rispetto, il paragone tra la comunita' Musulmana e il mostro a sei teste, non poteva non suscitare reazioni a catena, anche tra le associazioni che si battono per la difesa dei diritti civili, le quali hanno promesso di dar battaglia in appello .

In realta' la diatriba e' di natura molto piu' ampia, e risale a qualche anno fa, quando l'FBI rese noto alla stampa, di aver dato inizio, ad una serie di sting operations .
Si tratta cioe' di operazioni in cui agenti si infiltravano nell'ambiente in cui si sospettavano attivita' criminali, in seguito a segnalazioni ricevute da informatori, elementi del tessuto sociale interno alle Moschee .
Laddove non vi fosse ancora alcuna azione terroristica, gli infiltrati diventavano operativi, procurando materiale esplosivo e incoraggiandone l'uso .
In parole povere, hanno formato loro stessi il gruppo terroristico che poi hanno arrestato .

Cioe' hanno aggirato a modo loro, il problema avuto dalla polizia Italiana nel caso ad esempio della moschea di Sellia Marina, che fu praticamente un flop dal punto di vista giudiziario, quando il riesame annullo' gli arresti, in quanto l'attivita' di indottrinamento dell'Imam, non aveva generato attentati o veri e propri atti criminali .
L'FBI non solo ha istigato a delinquere i potenziali terroristi, ma ha partecipato alla pianificazione di attivita' delinquenziali .
Che poi la pianificazione non abbia arrecato dolo, e' un concetto relativo .
In nessuna sting operation, l'operatore di polizia puo' essere sicuro di avere il controllo totale dall'inizio alla fine .

Per quanto il nostro sistema possa essere imperfetto rispetto a quello Americano, fa piacere pero' sapere che i nostri poliziotti non organizzano attentati terroristici per sbattere potenziali estremisti in cella, e comunque i giudici, di certo non li legittimerebbero .
Sarebbe comunque importante conoscere, al di la' dell'allerta posta dai nostri servizi segreti e dalla polizia penitenziaria, sulla presunta attivita' di reclutamento, all'interno delle carceri Italiane, da parte di estremisti Islamici, come siano stati scoperti personaggi del calibro di Andrea Campione e Mohamed Jarmoune, cioe' Musulmani nati e cresciuti in Italia, che avevano in animo, secondo gli inquirenti, propositi poco pacifici .
Cioe' sarebbe interessante sapere come si e' arrivati a loro, se tramite il binomio informatore-infiltrato, oppure da un semplice informatore diventato infiltrato, e se vi sono proposte normative avanzate dalle stesse forze di polizia giudiziaria, che regolino la posizione del confidente-infiltrato e che possano blindare operazioni del dipo di quella Sellia Marina, senza ledere i diritti civili o causare errori giudiziari .


Does the FBI have an informant problem ?

Nessun commento:

Posta un commento