lunedì 6 agosto 2012

Orfanelli


"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri". Paolo Borsellino si esprimeva così, anche in quei "drammatici momenti di dialogo" con la compagna della sua vita, Agnese. Paolo sapeva di morire e il modo in cui sarebbe morto. Conosceva esattamente quali "poteri" lo avrebbero ucciso e perchè. "..quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri" - sono venti anni, che pensiamo a questi "altri", venti anni in cui è cresciuta una coscienza civile così forte da non accettare il benchè minimo insulto, contro quella verità che conosceva già il "condannato a morte Borsellino" e che nel nostro Paese fatica, a venire a galla. Venti lunghissimi anni, funestati anche da un depistaggio esemplare, quello del finto collaboratore di giustizia Scarantino... Dov'è l'Agenda Rossa, di Paolo Borsellino? Perchè, non si è indagato anche in tal senso? Chi c'era intorno all'automobile ancora in fiamme di Borsellino, che girava come uno sciacallo alla ricerca di pagine che avrebbero fatto crollare un sistema in cui tutti crediamo, quello che ci è stato consegnato con il sangue, dai nostri avi; quello di cui il Calamandrei parla con passione smisurata? Eccellente, come sempre, la Sua ricostruzione giuridica. Ma la verità giudiziaria, quella che - e di casi ce ne sono stati - può essere "compromessa" in ogni stato e grado, talvolta mette i brividi.

postato il 01-08-2012 alle 12:12 da controlemafie

ilmattino

Camilla Cederna scrisse un manifesto contro di lui, pubblicato dall'Espresso e sottoscritto dalla crema del giornalismo e dell'intellettualità italiana (fra cui Natalia Ginzburg, la cui nipote Caterina è oggi la moglie di Mario). Quando Calabresi fu ammazzato, nessuno dei firmatari versò una lacrima o condannò l'omicidio. E vent'anni dopo, quando finalmente un magistrato formalizzò ciò che tutti sapevano da sempre, e cioè che era stata Lotta continua ad organizzare l'attentato, quella stessa opinione pubblica democratica e antifascista insorse sdegnata in difesa di Adriano Sofri. Quel che è troppo, è troppo: persino nella sinistra italiana. E così, quello stesso mondo che brindò alla morte del padre pensò bene di lavarsi la coscienza risarcendo il figlio con una splendida carriera. Mario Calabresi ne approfittò volentieri, in nome di non si sa bene quale spirito di riconciliazione nazionale, scalando Repubblica e diventando infine (su proposta di Berlusconi, che voleva liberarsi di Giulio Anselmi) direttore della Stampa. dago


Preferisco le verita' dure di Rondolino, alle patacche rosse di Controlemafie .

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