L’attività attorno alla macchina di Mancini venne svolta mentre Gaetano Del Deo si trovava sul balcone, per fumare una sigaretta. il giornale
Al mio paese il tizio al balcone avrebbe urlato "uee tu ma chi sti ffà nchi ssa machina"
Al che la donna avrebbe risposto "Nu faceme quell che ci pare. Mo tu chi vvù"
Dal balcone avrebbero replicato "Chela machin ninnè la tè. Mo chiam li carrabinnir"
A questo punto l'uomo a terra sarebbe intervenuto "E chiam li carabbinir. Ntant i ti gonfi la faccia gne nu pallone".
Balcone "ma chi vvù gunfià. Chi ta pins ca sting sol. Mo vid gnala 'rsulvem sta cosa"
Tra un improperio e l'altro la lite sarebbe finita. E la storia sarebbe stata tramandata di generazione in generazione.
Noi delle campagne della terra delle caravelle abbiamo l'abitudine di introdurre un elemento intimidatorio (adesso chiamo i carabinieri) per inquadrare il profilo del soggetto. Se è uno abituato o meno ad interagire con le forze dell'ordine.
Poi alla fine non li chiamiamo per non fargli perdere tempo.
Io che sono persona d'intelligence alla prima levata di voci accorro alla finestra con il telefono per immortalare il momento con foto e video.
In caso sia necessario un approfondimento prendo uno dei miei gatti e mi avvicino al luogo dello scambio con una scusa.
In sintesi volevo dire con rispetto parlando che il fumo oltre che nocivo è anche una dipendenza.
Un militare, anche un agente segreto, non dovrebbe fumare.
Deve comunque bazzicare i luoghi potenziali covi o punti di osservazione di segreti.
Il balcone è uno.
Nessun commento:
Posta un commento