Una volta entrò un ragazzo in farmacia urlando che dovevano dargli i soldi. Aveva un coltello in una mano.
Mio padre disse che non se ne parlava.
Il ragazzo infilò la mano libera nella cassa.
Mio padre in maniera fulminea gliela richiuse con violenza.
Mia sorella ebbe una crisi di nervi. Allontanò mio padre dalla cassa urlando che per pochi spicci non valeva la pena rischiare.
Il ragazzo scappò via senza i soldi.
La reazione di mio padre era stata quella di un uomo nato povero in epoca di guerra.
Studiò a Roma alloggiando alla casa dello studente. Dopo la laurea aveva ottenuto un posto all'INPS.
Se ne tornò in Abruzzo facendo la gavetta. Sostituzioni. Collaborazioni. Concorso per sede farmaceutica.
La mano di quel ragazzetto in cassa non rappresentava un semplice furto.
Era un attacco alla vita di sacrifici portata avanti per costruire una attività solida e una famiglia.
Per farci studiare. Per darci opportunità anche di svago che lui e mamma non avevano avuto.
La difficoltà di giudizio nel caso in esame è che il commerciante sembrerebbe avere avuto tutto il tempo di maturare una reazione e di valutare se metterla in atto o meno.
Updateb il commento di De Caprio

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