Il punto, però, è che Bossi ha cambiato l’Italia. Ma peggiorandola. Ha sdoganato un linguaggio brutale, spesso insultante, talvolta apertamente razzista; ha insegnato che la complessità può essere sostituita dalla caricatura, che il Mezzogiorno poteva essere ridotto a bersaglio permanente, che il consenso si costruisce più facilmente offrendo un nemico che una soluzione. Prima di altri populisti, prima dei sovranisti di oggi, ha costruito la politica come semplificazione muscolare. E tuttavia, a differenza di molti eredi, aveva almeno una materia su cui lavorare: un blocco sociale vero, un territorio reale, una domanda di riequilibrio istituzionale non inventata nei talk show. E. Fittipaldi
Come se avessimo avuto bisogno di Bossi per mostrare i nostri lati peggiori .
A inizi anni novanta venne a Bologna per un comizio preelettorale.
Appunto per la curiosità di ascoltare la retorica razzista andai all' incontro pubblico
In Emilia all' epoca la lega contava meno di zero. A Bologna avevano affittato un locale vicino a Porta San Felice. Era quasi sempre vuoto.
Quella sera era pieno di Digos e carabinieri. Gironzolavano in zona gruppetti di anarchici e immigrati.
Arrivò lui e iniziò a parlare del suo progetto con la solita mimica da guerriero.
Aspettai invano che dicesse qualcosa contro noi meridionali.
Fu un discorso brillante sul federalismo che includeva il sud nella misura in cui sarebbe stato deciso a diventare autonomo.
Il giorno appresso andai in sede a farmi la tessera.
Finita l' università tornai a casa e mi dimenticai di quella tessera. Da noi certi ragionamenti sono troppo complicati per attecchire.
Adesso i politici locali prendono in prestito il brand leghista e dopo le elezioni lo mettono da parte.
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