giovedì 19 febbraio 2026

La notte dei coltelli


The Leader of the Islamic Revolution described an even more astonishing example of American irrationality as the way they invite negotiations, noting: "They say, ‘Come, let’s negotiate about nuclear energy,’ but the outcome of the negotiation must be that you have no nuclear energy!"Imam Khamenei

Come dargli torto.

Giorni fa il presidentissimo del mediterraneo fresco di entusiastico endorsement alle ragioni del sì paventava il pericolo del nucleare islamico in relazione alle triangolazioni tra Arabia Saudita, Pakistan e Cina.

In realtà la situazione è più complessa e si svolge in maniera incerta attraverso gli equilibri in movimento tra Africa e Medio-Oriente.

La violenta retorica social sulla salute di Mohammed bin Zayed ha fatto seguito agli strali lanciati dal presidente algerino nel corso della tradizionale intervista preparata.

Il tutto è proseguito sulle piattaforme virtuali con l'azione in apparenza coordinata di profili turchi e sauditi.

In mezzo c'è stata la gaffe, o presunta tale, della comunicazione presidenziale turca.

Violenza organizzata. Così è stata definita dal capo di IRGC nel corso di una intervista al momento non ancora tradotta in inglese sul sito della guida religiosa la serie di rivolte che avrebbe caratterizzato uno stato di pre-golpe.

Mentre il ministro dell'intelligence noto in Italia per presunta conoscenza approfondita con il capo dei nostri servizi esteri, all'occorrenza se la prende con le cinquanta agenzie straniere presenti e molto attive in Iran, Khademi probabilmente per attutire il colpo ha parlato dell'azione di circa dieci agenzie che avrebbero curato sia la strategia online che le attività sul territorio. Si tratta delle stesse che avrebbero aiutato Israele nella guerra dei dodici giorni.

Nonostante il cauto ottimismo del ministro degli esteri omanita i segnali indicano che bisogna iniziare a pensare al dopo strike.

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