Noi siamo parte della rivoluzione.
Solo una componente tra tante.
Non vogliamo dominare nè opprimere la popolazione.
Vogliamo procedere sulla retta via, seguire le leggi di Allah Onnipotente e Misericordioso e restituire una vita dignitosa alla gente.
Le ragioni dei recenti scontri vanno ricercate nel numero enorme di fazioni in campo, negli interessi divergenti e nei progetti differenti che ognuno porta avanti. Noi non vogliamo avere il dominio completo sugli altri. Siamo alla ricerca di alleanze e di combattenti.
Vogliamo risolvere problemi e differenze. Combattere contro il regime per mantenere viva la rivoluzione e mettere da parte progetti e attori esterni che nulla hanno a che fare con la Siria.
Tutti i gruppi (incluso Hayat Tahrir) devono concentrarsi sulle operazioni militari contro il regime.
L'amministrazione delle aree liberate deve essere lasciata alla popolazione.
In parecchi possiedono qualifiche e capcità tali da occuparsi dei problemi della gente.
Siamo favorevoli alla liberazione dell'area a est dell'Eufrate.
Il Partito dei lavoratori del Kurdistan è un nemico della rivoluzione poichè occupa zone abitate dagli arabi sunniti. Il PKK va eliminato.
Non possiamo essere un ostacolo a questa campagna.
Non più intervistato da giornalisti stranieri .
Risponde a domande preparate senza trascurare alcun aspetto della situazione attuale.
Siede davanti alle telecamere della tivvù di famiglia e indossa un abito solo in parte militare.
Ha in testa il copricapo che solitamente usa quando è vestito di nero in abiti civili.
Fortemente motivato dall'aspetto militare, ma consapevole del fatto che esso non può prescindere dalla politica.
E' significativo che Al Joulani in persona chiami tutti i gruppi a combattere sotto un unico vessillo e li inviti a lasciare libere le amministrazioni locali di occuparsi della gestione della cosa pubblica.
Un processo al quale Hayat Tahrir e il governo di salvezza nazionale stanno lavorando da tempo non senza problemi. Ma dopo i primi attriti con i governi locali si è giunti ad un compromesso ottimale.
Al Joulani chiaramente non offre un'alleanza o un patto di collaborazione in piena regola alla Turchia. Ma se si pensa alle enormi resistenze iniziali (contestazioni, abbandoni, omicidi, guerre interne) incontrate all'interno del gruppo quando Hayat Tahrir fece da scorta alla Turchia per l'implementazione delle de-escalation zones, l'accettazione della legittimità della campagna della Turchia è un'offerta di partecipazione in maniera separata ma anche coordinata se ci sono le condizioni adatte.
Evidentemente è consapevole di poter contare sul supporto di fazioni molto forti militarmente (qaedisti, uzbeki, albanesi) che in circostanze simili in passato non lo hanno appoggiato.
Attualmente può anche contare sul sostegno di ampie fette della popolazione e delle tribù.
Al Joulani ha elaborato una strategia interessante ma non facile da realizzare.
La concretezza che lo caratterizza lo ha sempre visto vincente.

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