domenica 23 dicembre 2018

La fortuna va cercata

"Per fortuna è partito - ha spiegato questa mattina il pm Erica Battaglia - altrimenti avrebbe potuto colpire in Italia, magari proprio a Brescia".ilgiornale

Disse il dottor Galzerano a proposito della segnalazione ricevuta dal collega turco che si ritrovava per le mani un giovane che interessava al nostro antiterrorismo.
Se il presidente Erdogan sapesse cosa pensano i tribunali italiani a proposito di YPG, allora il rubinetto della fortuna si chiuderebbe immediatamente.
A giudicare dai movimenti che Anas fece dopo essere stato rimesso in libertà, il fatto che sia sgattaiolato in Siria con apparente facilità (lui come qualcun altro) porta a pensare che la fortuna c'entri poco. Ma non essendoci elementi concreti che possono provare altrimenti, bisogna tenere per buona la versione ufficiale dei fatti.
Con il senno di poi, cioè per come il fenomeno si è evoluto, e anche con l'evoluzione normativa, in effetti lo avrebbero arrestato subito. L'irrigidimento ideologico, l'ambiguità della messaggistica virtuale (viveva praticamente in rete) e la ricerca continua di determinati tipi di contatti, portava a pensare che avrebbe potuto colpire. Anas non era all'epoca un ragazzo molto intelligente. Piuttosto intraprendente. Ma poco lungimirante e carico di risentimento.
Fu invece lasciato radicalizzare come disse il padre, perché i tempi dettati dalle vecchie leggi richiedevano quel tipo di approccio, e alla fine nell'incertezza (sembrava alla ricerca di obiettivi) fu arrestato.

«Mi hanno chiamato da un numero conosciuto. Dicono che è stato imprigionato in Siria dopo lo smantellamento dell’Isis e mi hanno chiesto un riscatto: liberano i detenuti a pagamento. Mi servono soldi per liberare mio figlio», ha detto sperando che la polizia potesse fare qualcosa. Ben tre milioni di dollari la presunta richiesta per quello che la pm, nella sua dettagliata requisitoria, ha più volte definito un «lone wolf», il «terrorista solitario», che «ha studiato, si è addestrato e formato quanto bastava. Ed è partito per fare il mujahidin». mara rodella corriere

Anas all'epoca era meno solitario di quanto prevede la definizione di lone wolf.
Oggi magistrati e investigatori hanno a disposizione una legge molto facile da applicare e anche tempi ristretti. Pochi hanno compreso il fenomeno nella sua interezza o sono in grado di elaborare un profilo completo.
Il padre ha raccontato molte storie in questi anni.
E' possibile che Anas fosse parte di un gruppo fatto prigioniero da SDF che adesso più che mai non ha altre alternative se non il ricatto. O che Daesh, in crisi di liquidi e conoscendo l'attitudine italiana a pagare, volesse trarre vantaggi dalla sua persona. Ma dovrebbe essere stato parte di una contropartita più ampia e di trattative di cui il ministero dell'interno e l'Aise non possono non essere a conoscenza.
Per non parlare del buon vecchio McGurk.

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