mercoledì 10 ottobre 2018

Spunta un forensic expert tra i quindici sauditi

L'aspetto bizzarro di tutta la faccenda è l'atteggiamento turco. Da un lato ci sono le dichiarazioni ufficiali di Erdogan e del suo entourage che, pur non ammettendo alcun dettaglio o prova concreta, lasciano intendere ai sauditi che ci potrebbe essere una via d'uscita per salvare la faccia. Per altro verso vengono date in pasto alla stampa in forma completamente anonima (finora non c'è stata alcuna dichiarazione ufficiale da parte di investigatori e magistrati) storie inquietanti che sarebbero comprovate da fonti d'intelligence americana.
E' ovvio che un'operazione del genere, a meno che non siano intervenute enormi controversie all'interno degli apparati di sicurezza sauditi e in seno ai circoli governativi, deve essere stata ordinata per forza di cose da Mohammed bin Salman in persona. Sorge il dubbio se della partita possa essere stato anche il padre che finora, a dispetto delle chiacchiere sui media internazionali, non è mai stato escluso dal governo del Paese. E' anzi intervenuto a mettere qualche pezza ogni volta che le azioni del figlio hanno messo a rischio relazioni e immagine del regno.
L'impressione è che Erdogan, e quindi anche il MIT, è ancora convinto della possibilità che Khashoggi possa essere vivo. Oppure vuole suggerire a Mohammed bin Salman una specie di exit strategy che non può prescindere da una parziale ammissione. Si tratterebbe di immolare qualche pezzo grosso del Diwan e del ministero dell'interno e di ammettere che la vicenda è stata frutto di un piano ordito alle spalle dell'erede al trono. Che non è cosa di poco conto, ma permetterebbe di salvare i rapporti ufficiali tra Turchia e Arabia Saudita (tuttora importanti per entrambi nonostante le schermaglie) e soprattutto la faccia di MbS.
Si spiegherebbe così, l'enorme pressione posta in essere dai resoconti stampa delle ultime ore tutti costruiti su dichiarazioni anonime di alti funzionari turchi.

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