Il rigetto di Astana è il manifesto politico di Abu Muhammad Al Joulani. Un qualsiasi tipo di adesione all'accordo di Sochi rappresenterebbe un suicidio per la sua formazione e soprattutto la fine della rivoluzione.
I comunicati attraverso i quali Hayat Tahrir e Turkistan Islamic Party hanno reso noto che non arretreranno di un centimetro dalle loro linee difensive, né cederanno le armi come previsto dal memorandum of understanding finale, vanno compresi in quest'ottica. Ma anche inquadrati nel contesto che ha visto un Erdogan molto sicuro di sè vincere con relativa facilità la partita con Putin. Bisogna inoltre tenere a mente la gestione sempre accorta, praticata da Al Joulani, dei rapporti con interlocutori locali ed internazionali. L'esercito che lo segue e la popolazione siriana. E anche i governi stranieri, le cui azioni sono sottoposte al vaglio della percezione dei propri cittadini, che da sempre intrattengono relazioni a vario titolo con lui e con il gruppo storico di Nusra.
I comunicati ufficiali diventano quindi espressione parziale delle decisioni del consiglio che delibera per obiettivi di lungo periodo. In particolare il video di presentazione con il quale veniva resa nota ieri la decisione e i toni accesi contro la Turchia secolare usati dai giuristi del consiglio direttivo, lasciano intuire che i piani decisi sono di altro tenore.
Quello che ci si può aspettare nell'immediato, è un alleggerimento strategico delle linee difensive e fasi di combattimento orientate a difendere il territorio dall'efferatezza di alcuni gruppi. In particolare Daesh e Hurras adDeen. E' possibile che Al Joulani sia riuscito a strappare un accordo di massima con la Turchia che gli eviti lo scioglimento e un rebranding. Oppure farà in modo di cercare un'occasione che giustifichi il riordino. Ad esempio un esercito al servizio del governo di salvezza nazionale che comprenda altre fazioni disponibili solo a quella condizione. O l'unione con formazioni vicine ideologicamente e bisognose di alleati affidabili. E' poco probabile che abbia anche solo preso in considerazione l'ipotesi di andare allo scontro con la Turchia.
In questo modo invece, si guadagnerebbe anche l'appoggio dei governi europei che spesso dialogano con lui. Hayat Tahrir è l'unica formazione che può garantire un buon controllo del territorio e ha maturato una dimensione politica tale da condurre verso la stabilità.
Questi sono i fattori che possono arginare i rigurgiti terroristici nelle terre dove essi originano.
Questo manca allo scenario libico. Lo jihadismo privo di coscienza politica e sociale, e guidato solo da sentimenti di vendetta e potere, è crimine allo stato puro e come tale va trattato.
Qualsiasi cosa accadrà dopo la metà di Ottobre, così facendo Al Joulani si ritroverà un esercito forte con il quale pensare a governare la Siria oppure per ripartire con nuove offensive contro il regime.

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