«C’è stata una rottura sentimentale col Paese. Mentre eravamo impegnati in un processo di ricostruzione, non abbiamo trasmesso il senso di un Paese che doveva cambiare. Tutto questo ha lasciato vuoto il campo del cambiamento».
«Non abbiamo fatto i conti con due sentimenti forti nelle moderne democrazie: da una parte la rabbia degli esclusi (i giovani e non solo loro), dall’altra la paura di ceti importanti della società. Sentimenti che abbiamo visto crescere e che una forza riformista, senza assecondarli, deve saper interpretare: superando la rabbia e liberando dalla paura».
Si vince e si vive di sole paure?
«No. Non vorrei apparire retro. Ma Gramsci, quando parlava di partiti politici, diceva che un partito è un programma, è un progetto ed è anche passione organizzata. Forse ci è mancata passione organizzata». lastampa
Foto Ministero Interno
Il mese scorso, proprio al Copasir, i renziani assieme ai leghisti hanno impedito la proroga di due anni di Manenti e Pansa. Un compromesso politico, mercoledì, ha consentito a Gentiloni di fissare la scadenza del mandato dei capi di Aise e Dis all' aprile del prossimo anno. Tecce
Questa ossessione di Travaglio e i suoi, che ormai sono da considerare attivisti a tutti gli effetti più che giornalisti, ha contribuito a determinare la situazione attuale. Se il PD è in trincea senza strategie né idee, ma con l'unica certezza di non poter aderire ad un governo di marca grillina, è anche perchè per più di un anno è stato assediato dalle campagne stampa de il Fatto. E adesso serve a poco la solita tiritera sui servizi segreti. Un paio di seggi al Copasir spettano comunque.
Con il PD ridotto all'ultima spiaggia rappresentata da Calenda e Zingaretti, il memento mori di Travaglio, che vede all'orizzonte un partito che non va oltre il 10%, non può avere altro effetto se non quello di riportare Renzi indietro. In fondo solo l'artefice della bufera è in grado salvare la barca o quello che ne rimane.
L'immagine del ministro Minniti in moschea, in uno degli ultimi incontri della campagna elettorale, con alla destra un musulmano che si vanta di avere le figlie a scuola dalle suore e a sinistra un intellettuale, o cosiddetto esperto di geopolitica, fortemente convinto che le radici del terrorismo siano da ricercare nell'Islam, è la sintesi del rapporto che i musulmani italiani hanno avuto con i governi del PD.
Il ministro in quella sede ha pronunciato parole molto belle e sicuramente sentite, ma era troppo poco e troppo tardi. In molti alle urne hanno abbandonato i democratici per i grillini.
I musulmani in Italia sono divisi e non si sentono rappresentati. Lo sa anche il ministro che sostiene di avere accolto ai suoi tavoli gente rappresentativa.
La rete in questo caso li ha uniti. Il tam tam è servito a promuovere l'esperienza positiva di Torino e Roma. Le amministrazioni grilline sono venute incontro alle loro esigenze e richieste. E soprattutto non si sono fatte intimidire dalle solite campagne stampa messe in atto dalla destra e tese a dipingere i musulmani come gente che vive con regole proprie e le vuole imporre al resto del mondo.
I grillini hanno il coraggio che il PD ha ormai perso.
A mio parere il partito democratico non rischia di scomparire. E' già scomparso.
Se è vera l'ipotesi di un'offerta di ingresso come tecnico alla quale starebbe pensando Di Maio, credo che il ministro dovrebbe accettare e valutare poi il da farsi per il futuro.
Un uomo che vive la politica con tanta passione e dedizione, in questo PD è un pesce fuor d'acqua.

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