mercoledì 7 marzo 2018

Lo spot di Carlos e il senatore color cioccolato

Un partito è come una squadra di calcio .
Non si discute. Si ama.
Si può giocare a fare la superstar con i selfie nella sede del partito quando si va a fare la tessera. A che serve mettersi a pontificare urbi et orbi sulle condizioni imposte affinchè quella tessera venga mantenuta ?
Il danno più grosso fatto dal renzismo è un popolo di pecoroni che su Twitter fa gli hashtag per impedire "l'inciucio". Nessuno che sia in grado di fare un minimo di analisi politica.
Persino il ministro Orlando, quello che voleva mettere sotto controllo tutte le playstation d'Italia per scongiurare attentati, ha detto che lui starà all'opposizione. Ma che vuoi fare opposizione quando a malapena avete governato.

La prima e unica tessera di partito della mia vita la feci con la lega. Il senatore Bossi veniva a fare un comizio a Bologna.
La polizia era tutta schierata perché si temevano scontri con quelli dei centri sociali.
Andai a sentirlo per curiosità. Volevo vedere quante cattiverie avrebbe detto sui meridionali.
Nemmeno una. Fece un discorso da applausi.
Giusto qualche battuta delle sue da bar.
Aveva un progetto e delle idee.
Il giorno appresso andai nella sede di via San Felice.
Due stanze e quattro gatti. Allora una sede serviva solo a far vedere che la lega scendeva anche sotto la Lombardia. Mi si fecero tutti attorno. Parevo la divina provvidenza.
Chiesi se era vera la storia che ce l'avevano con i meridionali.
E loro giù a parlare per tranquillizzarmi. Che erano tutte invenzioni dei giornali.
Me ne tornai a casa felice con la mia tessera. Poi però rimasi delusa.
Non si faceva granché. Nessuna discussione o dibattito per il quale valesse la pena.
Di Bossi ce n'è uno.
Il senatore color cioccolato è come la divina provvidenza per un Paese che tratta i ragazzini nati o cresciuti qua come fossero alieni.
Un grande spot.

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