sabato 3 marzo 2018

Hamas vs Hezbollah

A quasi due mesi di distanza dall'attentato di Sidon, che ha visto gravemente ferito un esponente di Hamas, giunge un interessante resoconto di Maariv.
Secondo fonti d'intelligence israeliane ed occidentali, l'obiettivo è stato accuratamente scelto per mandare un segnale ad Hamas che avrebbe intrapreso in Libano la stessa strategia operativa adottata in altre zone vicine ad Israele per evitare ritorsioni dirette sul proprio territorio. Servirsi dell'ospitalità degli Hezbolla per organizzare attacchi di cui sarebbero stati ritenuti responsabili gli uomini di Nasrallah. Del piano non sarebbero stati a conoscenza proprio gli Hezbollah che, pur facendo buon viso a cattivo gioco, se ne sono lamentati con Hamas.
La vicenda mette in evidenza come la mediazione tra i due gruppi, portata avanti dal generale Soleimani sin dagli ultimi mesi dello scorso anno, non è affatto a buon punto come era stato riferito dalla stampa locale. Viene inoltre a confermare l'atteggiamento più aggressivo annunciato dal nuovo direttore del Mossad all'indomani della nomina.
Si tratta di una questione che pone una riflessione seria ai governi europei alla luce dei recenti raid in Germania e anche dell'assassinio, un paio di anni fa, di Omar Nayef in Romania.
Se le richieste di Israele rimarranno inascoltate, con il passare del tempo l'escalation di operazioni del Mossad non si limiterà più a Paesi del nord Africa e del Golfo, come spesso accade, ma saranno in pianta stabile sul nostro territorio. Converrebbe instaurare con Cohen un rapporto improntato ad un maggior grado di collaborazione e dare retta alle preoccupazioni di Israele. Tanto più che, i soggetti d'interesse del Mossad residenti in Europa, sono un problema anche per noi poiché spesso sono impegnati in attività criminali e terroristiche.

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