mercoledì 28 febbraio 2018

La disfatta di Hayat Tahrir e gli errori di Al Julani

A fare la differenza in quest'ultimo periodo di guerra è stato l'ingresso progressivo della Turchia a Idlib. Ha avuto un effetto polarizzante su quei gruppi che siedono ad Astana e mal digeriscono Al Julani.
Attualmente la formazione sembra al collasso. Perdono villaggi e affiliati di ora in ora.
Il crollo degli ultimi due giorni ha sorpreso anche noi che seguiamo da tempo gli sviluppi al nord, perchè è ben nota la pochezza di eserciti come Ahrar Al Sham e Zenki al cospetto di Nusra.
Ci vorrà qualche tempo per realizzare se il termine "tactical retreat" è propaganda, speranza o realtà. Al momento l'unica opzione credibile per Hayat Tahrir è ritirarsi in Latakia .
La rottura rocambolesca da Al Qaeda e la cattiva gestione del post-alqaeda hanno giocato un ruolo importante. I sotterfugi usati per far sì che il distacco da Al Zawahiri fosse indolore e l'incapacità di creare un'alternativa, interagendo maggiormente con la popolazione, hanno creato ulteriori frizioni con le altre compagini.
Un altro fattore decisivo è stata l'ingerenza straniera. C'è un numero infinito di guerre proxy che si giocano fuori e dentro la Siria. Difficile per un gruppo tenere fede al proprio impegno.
Al Julani è un uomo coraggioso e non ha paura del cambiamento.
Se non prende iniziative radicali adesso, per lui è davvero finita.
E se la Siria va in mano a quei gruppi e a quelle opposizioni che oggi lo insultano, diventerà un'altra Cecenia.
Al Julani è più umano e moderato di quanto si voglia far credere. E ha tratto beneficio dai rapporti con i governi stranieri che lo hanno supportato. Senza compromettersi ma imparando.
Gli altri, che sono creazioni esclusive di quei governi, sono diventati una brutta copia dei prodotti occidentali.

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