كذلك، تؤكّد مصادر «جهاديّة» لـ«الأخبار» أنّ الجولاني قد «أجرى تغييرات تتعلّق بأمنه الشخصي، وقد حذا حذوه عدد من أفراد الدائرة الضيّقة المحيطة به». وتشير المصادر إلى أنّ «الجولاني لم يحسم بعدُ طبيعة الخطوة التالية، وما زال يدرس المعطيات بتأنٍّ»
Al Akhbar
Gli unici che possono pensare all'uccisione di Al Julani come se si trattasse di una soluzione ideale sono gli assadisti. Il caos favorirebbe una transizione infinita.
Anjirani segue da tempo le vicende della galassia jihadista tra Libano e Siria.
Si tratta dello stesso giornalista che dedicò molti articoli al rapimento delle ragazze italiane.
Lavorando però per un giornale di marca Hezbollah, per il quale cioè il concetto di notizia non è proprio ben definito, bisogna sempre interpretare tutto quello che manda in circolazione.
Gli Hezbollah erano pronti a dedicarsi a pieno ritmo al Libano.
La sortita di Bin Salman ha sconvolto i loro piani.
La carneficina di comandanti che ha colpito Hayat Tahrir pone seri dubbi sulla reale capacità del comandante di tenere sotto controllo i suoi soldati.
Una guerra fratricida non conviene a lui e nemmeno ad Al Zawahiri.
L'incognita, nel caso di Al Qaeda, sono le reali intenzioni dei luogotenenti del medico egiziano e anche i piani di Bin Laden Jr. Il caos è comunque la prospettiva più ovvia.
Per questo motivo i governi occidentali dovrebbero sostenere il comandante di HTS piuttosto che lasciarlo solo come fu fatto con Massoud.
Al Julani non è uomo mite e ha parecchi conti da far pagare all'Occidente, in particolare agli Stati Uniti che hanno reso infelice il destino della sua terra, ma è anche persona da dialogo. Se gli si offre una contropartita adeguata e ci si pone davanti a lui con il rispetto dovuto, si può ottenere molto più di quello che ormai può offrire Assad. O magari Putin.
Lo spettro da scongiurare attualmente sono guerre, profughi e terrorismo.
A Trump abbiamo fatto l'abitudine.
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