domenica 7 gennaio 2018

Arma compatta

L'altro giorno il generale Del Sette, nell'avallare le rimostranze dei parenti delle vittime in merito alle pene scontate dai componenti della banda della uno bianca, si è espresso in modo significativo considerando che era il comandante generale dell'Arma che parlava.
Lo ha fatto in maniera garbata, usando una doppia negazione, e in un contesto che ormai non interessa più nessuno se non quella Bologna che non riesce a dimenticare, e così le sue parole sono passate sotto silenzio.
Allo stesso modo ieri sera senza sottolinearlo, nel descrivere il carabiniere del futuro, ha ammesso quello che è il grande limite dell'Arma e del carabiniere oggi. E' disintegrato.
C'è chi è attaccato alle regole in maniera ossessiva. Chi le soffre poco.
Chi vuole fare del carabiniere un moderno Robin Hood.
Non si riesce a far convivere in armonia l'impianto professionale con quello umano.
Io non credo che l'Arma debba essere compatta dietro al suo comandante.
Forse non lo vogliono nemmeno i carabinieri.
Deve piuttosto imparare a ricompattarsi dopo la bufera.
A fare delle differenze e delle controversie la sua vera forza.
Solo in questo modo quel libro di etica studiato sui banchi di scuola diventerà parola viva per i carabinieri e un esempio da seguire per il normale cittadino.
Il generale Del Sette non è riuscito nell'intento a causa di una congiuntura politica sfavorevole.
E perché quelli che giocano a fare gli indiani fingendo amore per l'Arma, hanno minato quell'armonia. Ma di certo ha posto le basi. Il tempo gli darà ragione.

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